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L’identità multipla di Cindy Sherman al MoMA di NY | Blog Arte Contemporanea - IdeaArte

Una, nessuna, centomila

di

moma_sherman2012

Ragazzina ormai non lo è più, e lo abbiamo capito molto bene anche nella scorsa edizione della Biennale d’Arte di Venezia, dove si è presentata con alcune gigantografie nei panni di donne di mezza età. O di se stessa.

Chi è Cindy Sherman?
Io direi un’attrice, una fotografa, una costumista, una scenografa, un’artista.

Realizzando fotografie in cui lei stessa è la prima protagonista, Sherman crea rappresentazioni complesse nelle quali cerca di ironizzare su situazioni che riguardano la figura femminile nei film di serie B (Untitled Film Stills) e le pose monumentali dei ritratti in epoca moderna.

A volte è una ragazza fragile degli anni 50, in preda ad uno stato di alienazione psicologica nella quale si riconosce diversa da ciò che vorrebbe essere (un collegamento esplicito al tema dell’emancipazione femminile).

Altre volte si traveste in modo orrendo andando volutamente contro le tendenze dettate dalla moda (rimando alla collaborazione con Rei Kawakubo, fondatrice di Comme des Garçons).

Personalmente, la parte che preferisco della sua biografia è la svolta al grottesco nella seconda metà degli anni 80, dove dà il meglio di sé in composizioni informi, oscene, torbide, e dove la sua presenza si alterna con quella di bambole rotte, cadaveri, poltiglie non ben identificate. In una parola, l’abietto.

Un’illusione del reale che fa della finzione realtà e della realtà finzione.
Chi è allora Cindy Sherman?
Lo scoprirete solo recandovi al MoMA. Forse.

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