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Boldini, Previati, De Pisis a Palazzo Diamanti | Blog Arte Contemporanea - IdeaArte

Boldini, Previati, De Pisis a Palazzo Diamanti

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Questa volta parlerò in prima persona. So che un buon articolo dovrebbe essere distaccato e non far trapelare le emozioni dello scrittore; tuttavia, la visita alla mostra attualmente in corso a Palazzo Diamanti necessita di considerazioni che più soggettive di così non si può. Mi spiego meglio.

Palazzo Diamanti è un palazzo storico. Bellissimo. Se non sbaglio, al primo piano sono conservati affreschi di importanza secolare. Se mi sbaglio mi scuso, ma la pigrizia odierna mi impedisce di recuperare fisicamente Nei secoli della magnificenza (libro che, peraltro, merita veramente di essere letto). La mostra che fino al 13 gennaio terrà impegnate le pimpanti reclute della guardiania diamantina si presenta, come per qualsiasi altro allestimento, con i migliori auspici: il chiostro del palazzo è incantevole e il poco illuminato Corso Ercole I d’Este non può che farci sognare atmosfere passate. Poi si entra e la carrellata di opere più o meno interessanti hanno la meglio. In effetti si tratta di quadri per lo più interessanti e ben connessi gli uni agli altri dal punto di vista sia stilistico sia cronologico nonostante la diversità di ciascuna sala . Per questo, apprezzo lo sforzo di coesione storico-artistica attuata dalle curatrici che hanno dovuto fondere assieme due secoli d’arte ferrarese nella più completa armonia. Inoltre, vi sono alcune tele veramente notevoli: I funerali di Britannico di Giovanni Muzzioli, Paolo e Francesca di Gaetano Previati e La passeggiata al Bois de Boulogne di Giovanni Boldini sono solo tre esempi delle ottanta opere presenti nelle sale.

C’è un però. Quando si entra a Palazzo Diamanti non si viene accolti da una luce calda o da una luce accecante ma da una luministica mortuaria che incupisce negativamente il contenuto esposto. Per tentare di giustificare la scelta ho pensato che, rispetto alle luci adottate, sarebbe stata comunque peggio un’illuminazione ti stampo ospedaliero alla H&M, soprattutto perché falsa moltissimo le cromie delle tele. Tuttavia, la mancanza di aperture che diano sull’esterno e la scelta di tonalità delle pareti, per quanto giustamente neutre abbastanza scoraggianti, non fa che peggiorare l’insieme. E così, terminato il giro con la sala dedicata a De Pisis (a mio avviso il pittore meno interessante dell’intero repertorio) e oltrepassato il bookshop, la sensazione che si ha è quella di volersi riappropriare dei colori autentici della propria pelle e dei propri vestiti, cercando di sbarazzarsi il prima possibile di quel grigiume che, anche solo per un’ora, è diventato inevitabilmente parte del proprio sé.

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