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Blog Arte Contemporanea - IdeaArte http://www.idea-arte.it Tutto sul mondo dell'arte Mon, 15 Jul 2013 13:21:45 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.5 Professione guida turistica in Emilia Romagna: cosa cambia #2 http://www.idea-arte.it/senza-categoria/professione-guida-turistica-in-emilia-romagna-cosa-cambia-2.html http://www.idea-arte.it/senza-categoria/professione-guida-turistica-in-emilia-romagna-cosa-cambia-2.html#comments Mon, 15 Jul 2013 13:21:45 +0000 Valentina Secco http://arte.ideavino.net/?p=253 Bologna

 Vorrei precisare e correggere alcune informazioni relative al mio articolo precedente dove, indignata, non capivo perché la burocrazia per abilitarsi come guida turistica oltre il Po fosse così inutilmente difficile.

Leggendo il bando relativo alle procedure di abilitazione per diventare guida turistica, accompagnatore turistico e guida naturalistica in Emilia Romagna, ci si accorge di alcuni punti poco chiari, tra cui il più vergognoso riguardante la frequenza obbligatoria di un corso di formazione per coloro che posseggono “…la laurea in lettere indirizzo storia dell’arte o archeologia o titoli equipollenti”.

Il mio disappunto si concentrava soprattutto su questa dicitura dato che, per LAUREA IN LETTERE INDIRIZZO STORIA DELL’ARTE, si è indotti a pensare ad una laurea triennale in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico. Esisteva fino a pochi anni fa. Intestardita da questo vincolo che trovavo assurdo (perché io, laureata magistrale in Storia dell’Arte, devo frequentare un corso di formazione per guide del costo di 900€ se per “guida turistica” si intende una figura professionale che accompagna i visitatori presso musei, gallerie, monumenti e tutto ciò che fa parte dell’ARTE, e quelli laureati in LETTERE no?) , e in seguito ad alcune email di risposta francamente non troppo precise, mi sono decisa ad affrontare il problema alla radice parlando personalmente con chi di dovere. Il colloquio a voce è stato molto più utile delle mail, e infatti, in pochi minuti, si è chiarito che per LAUREA IN LETTERE INDIRIZZO STORIA DELL’ARTE intendono LAUREA MAGISTRALE IN STORIA DELL’ARTE/ARTI VISIVE o equipollenti, con codice LM89 – codice fondamentale che peraltro non figura nel bando. Pertanto, con immenso gaudio confermo che i laureati magistrale in Storia dell’Arte NON devono frequentare tale corso, possono risparmiare 900€ e possono passare direttamente alle prove linguistiche e, in seguito, all’esame orale.

Chi, come me, possiede una laurea in Lingue è esonerato anche dalle prove linguistiche nel caso in cui le lingue studiate corrispondano alle lingue scelte per abilitarsi come guida. In questo caso, l’unica prova che il candidato deve superare è quella orale su TUTTA la regione.

Se la prova orale viene superata, il candidato può abilitarsi come guida in tutte le province della regione.

Nel caso in cui siate interessati a partecipare all’esame nella sede di Bologna, contattate l’ente di formazione NUOVO CESCOT EMILIA ROMAGNA che può fornirvi di tutte le informazioni del caso.

 

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Professione guida turistica in Emilia Romagna: cosa cambia. http://www.idea-arte.it/senza-categoria/professione-guida-turistica-in-emilia-romagna-cosa-cambia.html http://www.idea-arte.it/senza-categoria/professione-guida-turistica-in-emilia-romagna-cosa-cambia.html#comments Wed, 12 Dec 2012 15:14:43 +0000 Valentina Secco http://arte.ideavino.net/?p=230

Per l’ennesima volta in poco tempo tradisco il mio principio di trattare all’impersonale gli argomenti discussi in questo blog. Mi sono detta, tuttavia, che parlare in modo distaccato di un argomento così spinoso non avrebbe saputo rendere lo sconforto e la delusione in modo appropriato e, altresì, non avrebbe potuto avvicinare adeguatamente i lettori che, come me, stanno cercando una via di fuga dall’impasse del quotidiano.

Da ventisei anni risiedo a Rovigo e durante gli ultimi sette sono emigrata nel bolognese per motivi universitari con un ritmo quasi giornaliero. Anno dopo anno ho imparato ad amare questa città meravigliosa, e ci tengo a sottolineare questa sorta di mia appartenenza spirituale a Bologna per dire che non ho l’ambizione di parlare di realtà lontane dalle mie quali Roma o Cagliari, di cui mi disinteresso per praticità; al contrario, sento l’esigenza di discutere dei vincoli assurdi che riguardano l’abilitazione alla professione di guida turistica per quanto riguarda la provincia di Bologna.

Voglio partire con una posizione mentale aperta, nel senso che trovo giusto attuare una selezione tra le domande di partecipazione all’esame: il possesso di una laurea triennale qualsiasi potrebbe non sottintendere una preparazione adeguata per coloro che vogliono sostenere l’esame (c’è da dire che questo discorso vale per metà: è vero che il laureato in lettere può avere più nozioni del territorio e della cultura rispetto ad un laureato in ingegneria gestionale, però ciò non vuol dire che l’esperienza individuale di ogni singola persona debba essere meno qualificante. Parlo, ad esempio, di chi vuole riscoprirsi cicerone del proprio territorio perché lo conosce già molto bene – i pensionati? – e desidera mettersi al servizio degli altri).

Dicevo, serve una laurea. Ok, ce l’ho. In lingue per di più, in linea con le conoscenze richieste per diventare una guida (i turisti sono anche stranieri, no?). Contrariamente alle aspettative, possedere un pezzo di carta con su scritto che si è in grado di ragionare in inglese e in francese non serve a nulla, e quelle conoscenze linguistiche richieste all’esame orale – un livello C2 tra l’altro – a quanto pare le devi avere per grazia ricevuta.

Mi viene in mente che di laurea ne ho pure un’altra, un po’ più specifica della prima, e sembra PERFETTA per potermi candidare senza problemi a questo esame: dottoressa magistrale in Arti Visive – che tradotto sarebbe Storia dell’Arte – suona benissimo! Peccato che suoni così bene solo a me, dato che il requisito per sostenere l’esame orale per l’abilitazione di guida turistica nella provincia di Bologna è aperto solo a coloro che sono in possesso di una LAUREA TRIENNALE IN LETTERE INDIRIZZO ARTISTICO/ARCHEOLOGICO. E chi ha una laurea magistrale in arte? Se l’Italia è un Paese d’arte come dicono tutti, sta laurea varrà qualcosa! No, evidentemente non abbastanza da permettere che alcun turista possa venire avvicinato da chi ha studiato Caravaggio senza Pascoli a meno che non frequenti un corso di 100 ore del costo di soli 900 euro in seguito al quale è previsto un esame scritto. Se non ci sono altre prove a ostacoli, superato lo scritto si può accedere all’orale. Ma di che orale si tratta?

Questa è di certo è la parte migliore perché si afferma in modo inequivocabile l’assurdità di un regolamento secondo il quale non è importante formare dei professionisti, bensì ricavare denaro da chi prova a sostenere un esame a dir poco impossibile. Infatti, il programma su cui verte l’esame di guida per la provincia di Bologna (o di Ferrara, ad esempio) non si limita al territorio della provincia in questione ma è allargato a tutto il territorio regionale. Pertanto, lo sfigato che si prenderà l’onere di studiare per l’esame dovrà conoscere come le sue tasche sia il litorale romagnolo sia i paesucoli sull’Appennino. Ma se l’esame è su Bologna, mi domando io, perché devo sapere come si classificano i crocifissi nelle chiese del piacentino? Capirei un’infarinatura generale, per carità, ma ci si rende conto della vastità del territorio emiliano-romagnolo?

Allora i casi sono due: o mirano a non far passare proprio nessuno con domande superspecifiche (ed è quello che andrebbe fatto per garantire una preparazione idonea a chi merita di fare questo lavoro; ma diciamoci la verità, chi è in grado di ricordarsi tutto quello che viene richiesto? Probabilmente chi lavora già nel settore…) oppure promuovono la maggioranza e chi se ne frega della preparazione delle future guide, permettendo che le cose da sapere siano tutte sommarie invece di consentire un’analisi approfondita dell’area che interessa veramente.

Per trovare riscontro di quanto ho detto cliccate pure qui. Se ho frainteso qualche punto fatemelo notare, magari sono stata travolta dal nervoso. Nel frattempo mi consolo dato che per la provincia di Rovigo le cose vanno meglio, almeno per il momento; tuttavia, ogni volta che torno nella mia Bologna sento una fitta al cuore: arriverà mai il momento in cui la passione per i portici medievali potrà essere tradotta in un lavoro al servizio dei turisti?

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Il contemporaneo che vive nel passato: Castellani/Uecker a Ca’ Pesaro http://www.idea-arte.it/eventi/il-contemporaneo-che-vive-nel-passato-castellaniuecker-a-ca-pesaro.html http://www.idea-arte.it/eventi/il-contemporaneo-che-vive-nel-passato-castellaniuecker-a-ca-pesaro.html#comments Mon, 10 Dec 2012 11:29:43 +0000 Valentina Secco http://arte.ideavino.net/?p=220

Contrariamente al senso di delusione che si insinua inevitabilmente percorrendo le stanze di Palazzo Mocenigo, il turista che si imbatte alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro non rimane affatto deluso. Anzi.

L’edificio progettato da Baldassarre Longhena, architetto famoso sul suolo veneziano poiché autore della celeberrima Chiesa della Salute e dell’attuale sede del museo del Settecento Ca’ Rezzonico, è maestoso ed imponente  con stanze spaziose e ben illuminate.

Il percorso espositivo della collezione permanente si apre con una sala che risveglia in me tutta la nostalgia della mostra dedicata al Divisionismo ospitata ormai sei mesi fa al Palazzo Roverella di Rovigo. Autori come Morbelli, Previati, Nomellini e Balla hanno il compito di aprire le danze e condurre per mano il visitatore verso opere di altri artisti, anche internazionali, che sono stati protagonisti delle varie Biennali d’Arte a Venezia.

Tuttavia, la parte più sorprendente si trova all’ultimo piano del palazzo dove è attualmente in corso una doppia retrospettiva su Enrico Castellani e Günther Uecker. Gli spazi di queste due sale sono ancora più dilatati, e le opere di entrambi gli artisti coesistono in modo assolutamente armonioso con l’identità storica di questo edificio. Lo stesso dicasi per gli enormi gruppi scultorei di Rodin che si fronteggiano in lontananza, Il Pensatore e I borghesi di Calais, inseriti perfettamente in un contesto così particolare come il suddetto palazzo veneziano.

Concludo con una parentesi, che dovrebbe essere sicuramente ampliata, sui tesori conservati nell’ala del palazzo destinata al Museo d’Arte Orientale. L’atmosfera quasi buia si sposa con le suggestioni esotiche degli arredi esposti di grande prestigio che spaziano dal vasellame alle spade. Prima di volare a Tokyo, quindi, spendete un’ora di treno per arrivare in laguna: pare che nemmeno in Giappone siano in possesso di tali ricchezze.

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Cinema e fashion system raccontati in TRAME DI MODA che non convincono http://www.idea-arte.it/senza-categoria/cinema-e-fashion-system-raccontati-in-trame-di-moda-che-non-convincono.html http://www.idea-arte.it/senza-categoria/cinema-e-fashion-system-raccontati-in-trame-di-moda-che-non-convincono.html#comments Mon, 03 Dec 2012 15:15:40 +0000 Valentina Secco http://arte.ideavino.net/?p=212

Come premessa a questo discorso dissacrante nei confronti dell’organizzazione museale veneziana si potrebbe dire che l’entusiasmo dell’affamato d’arte spesso non viene ripagato. L’obiettivo di un’uggiosa domenica invernale come quella di ieri si è tradotto inizialmente nella ricerca di un rifugio colorato che potesse compensare la patina grigia del cielo sopra la città. Nonostante sia poco intelligente abusare dei cliché, non si può negare che Venezia sia bella sempre; per quanto possa allietare lo spirito, però, fare il flâneur sotto la pioggia tra le calli strette e maleodoranti ha pur sempre un suo limite. Con passo lesto, quindi, ci si affretta alla volta di Palazzo Mocenigo.

Palazzo Mocenigo fa parte dei Musei Civici Veneziani; oltre ad essere visitabile come dimora storica della famiglia Mocenigo con arredamento e affreschi d’epoca, il palazzo è anche sede espositiva di mostre temporanee e Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume. Nelle varie sale del piano nobile dell’edificio è in corso fino al 6 gennaio 2013 una mostra dedicata agli abiti che hanno fatto la storia del cinema, mettendo in risalto – specie nel salone principale – il legame tra la moda internazionale e i red carpets protagonisti della Biennale del Cinema di Venezia. Il tema è senza dubbio interessante; peccato che sia stato sviluppato in modo discutibile.

Prima di tutto non esistono opuscoli informativi sull’evento: il visitatore pigro che evita i pannelli descrittivi come se fossero il male assoluto non ha la possibilità di portare con sé una piantina del piano, una breve descrizione del perché si è voluto allestire questo tipo di percorso piuttosto che un altro, il legame tra i vestiti scelti e le singole stanze del palazzo, eccetera. Manca persino il quaderno dei commenti, ma concluso il giro si capisce anche il perché. Il problema è che magari mancano i fondi, e se l’esposizione è ben riuscita il dépliant potrebbe passare in secondo piano. Naturalmente non è il caso di Trame di Moda. Anche se nel salone principale la cura al dettaglio è stata maggiore rispetto alle altre sale, dove ciascun abito è associato ad un cubo con l’immagine dell’attrice mentre indossa il vestito in questione, una punta di delusione inizia a farsi strada e l’idea che prende corpo è: ma allora sono proprio così visti dal vivo? Intendiamoci, certe creazioni sono spettacolari: la perfezione dei dettagli dell’abito disegnato da Roberto Cavalli per Valeria Solarino e l’eleganza superlativa del Valentino Couture indossato da Keira Knightley per la première di A Dangerous Method valgono la metà del biglietto d’ingresso. Alcuni di essi però sembrano sgualciti e scuciti, come se avessero attraversato chissà quali disordini (e, per quanto riguarda questa sala, stiamo parlando di lavori recentissimi che hanno sì e no quattro o cinque anni di vita). Dopo questa carrellata di alta moda, gli abiti protagonisti delle stanze più piccole fanno riferimento a nove film legati alla città: The Wings of the Dove, Mambo, The Tourist e così via. Per questi capi il cubo non è più previsto poiché rimpiazzato da tondi in cartonato bianco dove le informazioni relative a ciascun vestito sono state scritte a mano (con l’implicito recupero di una manualità che col digitale è apparentemente scomparsa) servendosi di righe tracciate a matita – per garantire all’abile scrittore una linea dritta – mai più cancellate (che conferma ancor di più il recupero della manualità di cui sopra: lasciare così visibili le tracce di matita vuol forse sottolineare l’origine puramente autentica di queste scritte realizzate senza l’ausilio grafico del pc? Magari mancano i fondi pure per le gomme). Insolenza quasi gratuita a parte, com’è possibile presentare un vestito – o meglio, l’identità del vestito – senza l’ausilio di un supporto visivo per consentire i dovuti parallelismi tra ciò che si ha di fronte e il prodotto filmico in questione? Purtroppo il risultato finale è incompleto e impreciso, meno comunicativo del previsto e non riesce a valorizzare al meglio i capi presentati. Poi naturalmente ci sono le eccezioni: i cappotti Max Mara e le creazioni di Ermanno Scervino potrebbero imbastire un dialogo anche se immersi in una stanza completamente vuota.

Un’ultima nota si riserva al personale (sorvoliamo sul bookshop che consiste praticamente in un bancone buttato lì alla meno peggio): il servizio di guardiania è un lavoro sicuramente ripetitivo e senza stimoli, e per questo si dovrebbe dare tutta la propria comprensione a coloro che svolgono tale servizio rispettandone i principi di base. Fare il guardiasala significa vigilare sul patrimonio custodito indossando una sorta di mantello invisibile, ovvero cercando di passare inosservato mentre il visitatore compie il proprio giro. Nel momento in cui l’addetto che svolge tale servizio intralcia il passaggio o disturba parlando al telefono come se si trovasse al mercato del martedì, il  mantello indossato non è dell’invisibilità ma della maleducazione. E con questo si rimanda alla prossima puntata dedicata alla Galleria Ca’ Pesaro.

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Boldini, Previati, De Pisis a Palazzo Diamanti http://www.idea-arte.it/eventi/boldini-previati-de-pisis-a-palazzo-diamanti.html http://www.idea-arte.it/eventi/boldini-previati-de-pisis-a-palazzo-diamanti.html#comments Tue, 27 Nov 2012 15:32:38 +0000 Valentina Secco http://arte.ideavino.net/?p=193

Questa volta parlerò in prima persona. So che un buon articolo dovrebbe essere distaccato e non far trapelare le emozioni dello scrittore; tuttavia, la visita alla mostra attualmente in corso a Palazzo Diamanti necessita di considerazioni che più soggettive di così non si può. Mi spiego meglio.

Palazzo Diamanti è un palazzo storico. Bellissimo. Se non sbaglio, al primo piano sono conservati affreschi di importanza secolare. Se mi sbaglio mi scuso, ma la pigrizia odierna mi impedisce di recuperare fisicamente Nei secoli della magnificenza (libro che, peraltro, merita veramente di essere letto). La mostra che fino al 13 gennaio terrà impegnate le pimpanti reclute della guardiania diamantina si presenta, come per qualsiasi altro allestimento, con i migliori auspici: il chiostro del palazzo è incantevole e il poco illuminato Corso Ercole I d’Este non può che farci sognare atmosfere passate. Poi si entra e la carrellata di opere più o meno interessanti hanno la meglio. In effetti si tratta di quadri per lo più interessanti e ben connessi gli uni agli altri dal punto di vista sia stilistico sia cronologico nonostante la diversità di ciascuna sala . Per questo, apprezzo lo sforzo di coesione storico-artistica attuata dalle curatrici che hanno dovuto fondere assieme due secoli d’arte ferrarese nella più completa armonia. Inoltre, vi sono alcune tele veramente notevoli: I funerali di Britannico di Giovanni Muzzioli, Paolo e Francesca di Gaetano Previati e La passeggiata al Bois de Boulogne di Giovanni Boldini sono solo tre esempi delle ottanta opere presenti nelle sale.

C’è un però. Quando si entra a Palazzo Diamanti non si viene accolti da una luce calda o da una luce accecante ma da una luministica mortuaria che incupisce negativamente il contenuto esposto. Per tentare di giustificare la scelta ho pensato che, rispetto alle luci adottate, sarebbe stata comunque peggio un’illuminazione ti stampo ospedaliero alla H&M, soprattutto perché falsa moltissimo le cromie delle tele. Tuttavia, la mancanza di aperture che diano sull’esterno e la scelta di tonalità delle pareti, per quanto giustamente neutre abbastanza scoraggianti, non fa che peggiorare l’insieme. E così, terminato il giro con la sala dedicata a De Pisis (a mio avviso il pittore meno interessante dell’intero repertorio) e oltrepassato il bookshop, la sensazione che si ha è quella di volersi riappropriare dei colori autentici della propria pelle e dei propri vestiti, cercando di sbarazzarsi il prima possibile di quel grigiume che, anche solo per un’ora, è diventato inevitabilmente parte del proprio sé.

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Tredici Muri per tredici artisti http://www.idea-arte.it/da-non-perdere/tredici-muri-per-tredici-artisti.html http://www.idea-arte.it/da-non-perdere/tredici-muri-per-tredici-artisti.html#comments Wed, 01 Aug 2012 07:35:55 +0000 Sonia Truzzi http://arte.ideavino.net/?p=183 Sotto il cielo rovente dell’estate Bologna cambia pelle. La periferia nord della città, fatta di vecchi edifici grigi e spenti si veste di una nuova cromia, un restyling che seduce e ridefinisce il paesaggio urbano.

Va in scena Frontier – La linea dello stile, manifestazione curata da Fabiola Naldi e Claudio Musso sostenuta e coordinata dal Comune di Bologna e in collaborazione con la Regione Emilia Romagna.

Dal 19 giugno a inizio agosto la città si è trasformata in un grande museo a cielo aperto. Ospiti tredici artisti di fama internazionale, italiani e stranieri che, dagli anni ’70 ad oggi, sono stati promotori di due movimenti artistici fra i più autorevoli nel panorama dell’arte e della cultura urbana contemporanea: il Writing e la Street Art.

Phase II, Daim, Does, Honet, M-City, i bolognesi Cuoghi Corsello, Rusty e Dado, e gli italiani Joys, Etnik, Eron, Hitnes, Andreco sono pronti a giocare con bombolette e rulli sui muri delle case Acer (Azienda Casa Emilia Romagna della Provincia di Bologna), sparsi in diversi quartieri a nord di Bologna per dare vita a giganteschi wall painting e writing.

Gli artisti sono stati scelti in quanto personalità forti, degli ultimi decenni, rappresentanti di tendenze fortemente innovative che hanno contribuito a cambiamenti fondamentali per l’evoluzioni artistica dei due movimenti. Considerando un arco storico che va dagli anni ’70 ad oggi: dalla ricerca ‘ossessiva’ della tridimensionalità di Daim, Joys, Dado, all’importanza del segno gestito attraverso un uso sapiente del colore e la padronanza della composizione come nel caso di Honet, Does, Hitnes, Eron, fino alla rinnovata presenza di una figurazione stilizzata scelta in funzione di precisi messaggi, come nel caso di M-City, Andreco, Cuoghi Corsello. La scelta dei curatori verte, per tanto, su diverse personalità del panorama underground internazionale, con una particolare attenzione per l’eccellenza italiana; e la volontà ben precisa, di dare spazio alle diverse generazioni susseguitesi negli anni e alle loro relative trasformazioni stilistiche.

Frontier è un progetto curatoriale che dimostra quanto il Writing e la Street Art abbiano influenzato e continuino ad influenzare la scena artistica globale. La manifestazione prende le distanze dagli scarabocchi che ‘affliggono’ i muri del centro della città, per confrontarsi e collegarsi idealmente e storicamente alla mostra “Arte di Frontiera. New York Graffiti”, curata da Francesca Alinovi nell’84 alla GAM di Bologna, alla quale parteciparono gli esponenti principali del graffitismo newyorkese, tra cui: Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Kenny Scharf. Ancora una volta Bologna dimostra il suo ruolo cruciale come centro di produzione e di riflessione in continuo fermento.
A conclusione del progetto il MAMbo, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bologna ospiterà una conferenza per rilettere quanto negli anni, la Street Art e il Writing siano cambiati e quanto essi abbiano inciso sugli artisti contemporanei.

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App e tecnologia al servizio dell’arte nella casa del genio http://www.idea-arte.it/da-non-perdere/app-e-tecnologia-al-servizio-dellarte-nella-casa-del-genio.html http://www.idea-arte.it/da-non-perdere/app-e-tecnologia-al-servizio-dellarte-nella-casa-del-genio.html#comments Wed, 20 Jun 2012 09:22:30 +0000 Federico Longo http://arte.ideavino.net/?p=166 Leonardo da Vinci scriveva:

“Acquista cosa nella tua gioventù, che ristori il danno delle tua vecchiezza. E se tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza, adoprati in tal modo in gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il nutrimento”.

Quale luogo migliore della sua casa natale, il luogo dove ha passato la sua giovinezza per meglio comprendere uno dei personaggi più discussi e lodati del Rinascimento italiano e non solo.

L’occasione è ghiotta, aprirà al pubblico in questo fine settimana (22, 23 giugno) la Casa di Anchiano, affiancandosi alla Biblioteca Leonardiana ed al Museo Leonardiano, completando la trilogia museale dedicata all’artista nella sua terra d’origine.

Completamente rinnovata dopo un lungo restauro, la casa si innova anche nello spirito. Dimostrando ancora una volta di ospitare al suo interno applicazioni e tecnologia all’avanguardia.

Promette di essere molto interessante infatti l’app “Leonardo Touch” che permetterà nuove possibilità di apprendimento partecipativo ai visitatori, tramite l’interazione con un ologramma a grandezza naturale dell’artista che li guiderà lungo tutto il percorso.

Ancora una volta quindi assistiamo ad un esempio di realtà aumentata applicata all’arte.
I visitatori gradiranno? Non ci resta che aspettare il fine settimana!

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Made in the UK: Janette Beckman, una retrospettiva dedicata alla fotografa londinese che amava immortalare l’autentico http://www.idea-arte.it/artisti/made-in-the-uk-janette-beckman-una-retrospettiva-dedicata-alla-fotografa-londinese-che-amava-immortalare-lautentico.html http://www.idea-arte.it/artisti/made-in-the-uk-janette-beckman-una-retrospettiva-dedicata-alla-fotografa-londinese-che-amava-immortalare-lautentico.html#comments Fri, 15 Jun 2012 16:20:01 +0000 Valentina Secco http://arte.ideavino.net/?p=160 Alla galleria ONO arte di Bologna è in corso una retrospettiva dedicata ai primi anni di carriera della fotografa londinese Janette Beckman. Lavorando per alcune riviste musicali di punta tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, Beckman si è focalizzata sul lifestyle delle maggiori band punk dell’epoca.

Non solo artisti, in realtà, dato che l’interesse della Beckman ha abbracciato in egual misura il popolo dei fan che seguivano fedelmente gli idoli del momento, soprattutto dal punto di vista estetico.
Si direbbe un repertorio simile a quello che potrebbe fornire un’antropologa: cos’è la fotografia se non il ritratto istantaneo della società? Nel caso specifico, una società formata da ragazzi autonomi in grado di crearsi un proprio stile autentico: dal punk di Vivienne Westwood al Mod di Quadrophenia.

La gente comune diviene protagonista, così come lo era stata negli scatti in bianco e nero di Diane Arbus: lo sguardo indagatore si mantiene detaché e imparziale, l’autore non si fa coinvolgere dal popolo che fotografa, anche se presumiamo ne rimanga affascinato, e lascia qualsiasi commento al fruitore delle immagini.

Nello stesso modo in cui si parla di antropologia si parla anche di moda: l’indagine di Janette Beckman si concentra sullo stile fine a se stesso, uno stile che allora poteva definirsi genuino e non una riproposizione stanca del punk come capita talvolta di incontrare oggigiorno per strada.
Musica, moda e gente di strada: le parole d’ordine per descrivere i lavori della Beckman presenti alla Ono arte fino al 23 luglio, giusto in tempo per il giubileo della regina Elisabetta.

In alto i calici, dunque, e God save the queen.

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Diana Vreeland after Diana Vreeland. (Poche) note di un passato fashion a Palazzo Fortuny http://www.idea-arte.it/news/diana-vreeland-after-diana-vreeland-poche-note-di-un-passato-fashion-a-palazzo-fortuny.html http://www.idea-arte.it/news/diana-vreeland-after-diana-vreeland-poche-note-di-un-passato-fashion-a-palazzo-fortuny.html#comments Mon, 04 Jun 2012 15:00:28 +0000 Valentina Secco http://arte.ideavino.net/?p=155 Palazzo Pesaro degli Orfei è un gioiello. Te ne accorgi appena passi il piccolo ponte che porta al campo San Beneto, in questi giorni sfortunatamente semi-coperto dai lavori che interessano anche la facciata del Palazzo. Poi entri e ti immergi in un buio pesto, perfettamente adatto se si vuol respirare l’atmosfera della Venezia tra Ottocento e Novecento.

Palazzo Pesaro degli Orfei è stata la dimora di Mariano Fortuny y Madrazo, un artista spagnolo eclettico amante del teatro, della moda e dell’Oriente. Scricchiolante sotto i nostri passi, il Palazzo si rivela così com’era stato al tempo di Mariano: divani, tappeti, quadri e stoffe che ben si abbinano a qualche novità contemporanea, quali le Diamond Dust Shoes di Andy Warhol e la porta murata di Jannis Kounellis. Fin qui, solo elogi.

La nota dolente però non tarda ad arrivare, e l’impressione di inconsistenza sulla mostra dedicata a Diana Vreeland che pervade la sensazione iniziale si conferma quando il tour si conclude.
Realizzare una retrospettiva ad una personalità della moda non deve essere compito facile.

Diana Vreeland è stata una fashion editor, non una stilista. Cosa si può esporre della sua vita? Testimonianze della sua vita, evidentemente, non opere visive. Le copie delle riviste da lei coordinate, per esempio; un archivio fotografico che attesti il suo gusto impeccabile nella scelta degli abiti, di sicuro; magari anche qualche capolavoro personalmente indossato. Tuttavia, una volta usciti da Palazzo, si ha l’idea di aver conosciuto Mariano Fortuny quasi di persona, mentre Diana Vreeland rimane ancora un mistero.

Non è un vestito che ci fa capire chi fosse questa donna, o meglio, non solo. E se si vuole esporre una collezione di scarpe in una teca – sogno di qualsiasi fanatica modaiola – non si può collocarle in alto! Le scarpe devono essere ammirate e rimirate, non intraviste. Penoso, infine, vedere come lo spazio di una sala sia stato utilizzato alla meno peggio con due vestiti – dico DUE – e quattro ritratti della Vreeland. E il resto dello spazio? Vuoto.
Viene da pensare che se manca il materiale per fare una mostra tanto vale evitare di farla, anche perché il Museo Fortuny è bello così com’è. In ogni caso, per chi è ricco esiste il catalogo della Vreeland che, tra l’altro, è un’altra delusione: zero colori (in un catalogo di moda!) e zero carta patinata. Meglio puntare su quello dedicato al Palazzo: è a colori, la carta è profumata e quando lo sfogli ti senti subito avvolto dal calore della sua magica dimora.

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Carl Warner e i suoi Foodscapes http://www.idea-arte.it/artisti/carl-warner-e-i-suoi-foodscapes.html http://www.idea-arte.it/artisti/carl-warner-e-i-suoi-foodscapes.html#comments Thu, 24 May 2012 13:46:03 +0000 Ilaria Sangregorio http://arte.ideavino.net/?p=146 Nato a Liverpool nel 1963 Carl Warner ha dedicato gran parte della sua vita al disegno e alla fotografia. Negli ultimi venti anni ha lavorato prevalentemente nel settore della pubblicità, con sede presso il suo studio di Londra, e ora vive con la moglie e quattro bambini nella campagna del Kent.

Warner è un artista oltremodo talentuoso. E’ riuscito a distinguersi grazie alla sua straordinaria capacità di creare paesaggi attraverso i prodotti alimentari più comuni. Le sue opere d’arte sono note come «Foodscapes». Immergendosi nei suoi paesaggi alimentari è possibile individuare ad esempio le colline realizzate mediante la pasta, gli alberi con il timo o i funghi, le nuvole con la mozzarella, ecc.

Questi sono solo alcuni dei dettagli delle sue opere spesso adoperate per le campagne pubblicitarie dell’industria alimentare.
Ogni Foodscape è faticosamente costruito nell’arco di diversi giorni. Di solito il suo lavoro si distingue in tre fasi:

  • pianificazione per la costruzione del paesaggio in 3D;
  • realizzazione mediante il cibo;
  • ritocco digitale.

L’unica nota negativa è che il cibo non è più commestibile dopo essere stato incollato.

A chi lo ha criticato di spreco, Warner ha prontamente risposto che il suo lavoro non è uno sperpero di cibo ma una creazione originale che porta un po’ di gioia al mondo e viene utilizzata per incoraggiare un’alimentazione sana.

Ad ogni modo, proprio per evitare di “dissipare” quantità sostanziose di alimenti ogni scena viene catturata in strati separati in modo che il cibo non appassisca.
Il successo del progetto ha spinto Warner a utilizzare le immagini per realizzare un libro educativo che possa incoraggiare i bambini a mangiare sano.
Qui trovate tutte le sue opere… che ne pensate?

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