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Professione guida turistica in Emilia Romagna: cosa cambia. | Blog Arte Contemporanea - IdeaArte

Professione guida turistica in Emilia Romagna: cosa cambia.

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Per l’ennesima volta in poco tempo tradisco il mio principio di trattare all’impersonale gli argomenti discussi in questo blog. Mi sono detta, tuttavia, che parlare in modo distaccato di un argomento così spinoso non avrebbe saputo rendere lo sconforto e la delusione in modo appropriato e, altresì, non avrebbe potuto avvicinare adeguatamente i lettori che, come me, stanno cercando una via di fuga dall’impasse del quotidiano.

Da ventisei anni risiedo a Rovigo e durante gli ultimi sette sono emigrata nel bolognese per motivi universitari con un ritmo quasi giornaliero. Anno dopo anno ho imparato ad amare questa città meravigliosa, e ci tengo a sottolineare questa sorta di mia appartenenza spirituale a Bologna per dire che non ho l’ambizione di parlare di realtà lontane dalle mie quali Roma o Cagliari, di cui mi disinteresso per praticità; al contrario, sento l’esigenza di discutere dei vincoli assurdi che riguardano l’abilitazione alla professione di guida turistica per quanto riguarda la provincia di Bologna.

Voglio partire con una posizione mentale aperta, nel senso che trovo giusto attuare una selezione tra le domande di partecipazione all’esame: il possesso di una laurea triennale qualsiasi potrebbe non sottintendere una preparazione adeguata per coloro che vogliono sostenere l’esame (c’è da dire che questo discorso vale per metà: è vero che il laureato in lettere può avere più nozioni del territorio e della cultura rispetto ad un laureato in ingegneria gestionale, però ciò non vuol dire che l’esperienza individuale di ogni singola persona debba essere meno qualificante. Parlo, ad esempio, di chi vuole riscoprirsi cicerone del proprio territorio perché lo conosce già molto bene – i pensionati? – e desidera mettersi al servizio degli altri).

Dicevo, serve una laurea. Ok, ce l’ho. In lingue per di più, in linea con le conoscenze richieste per diventare una guida (i turisti sono anche stranieri, no?). Contrariamente alle aspettative, possedere un pezzo di carta con su scritto che si è in grado di ragionare in inglese e in francese non serve a nulla, e quelle conoscenze linguistiche richieste all’esame orale – un livello C2 tra l’altro – a quanto pare le devi avere per grazia ricevuta.

Mi viene in mente che di laurea ne ho pure un’altra, un po’ più specifica della prima, e sembra PERFETTA per potermi candidare senza problemi a questo esame: dottoressa magistrale in Arti Visive – che tradotto sarebbe Storia dell’Arte – suona benissimo! Peccato che suoni così bene solo a me, dato che il requisito per sostenere l’esame orale per l’abilitazione di guida turistica nella provincia di Bologna è aperto solo a coloro che sono in possesso di una LAUREA TRIENNALE IN LETTERE INDIRIZZO ARTISTICO/ARCHEOLOGICO. E chi ha una laurea magistrale in arte? Se l’Italia è un Paese d’arte come dicono tutti, sta laurea varrà qualcosa! No, evidentemente non abbastanza da permettere che alcun turista possa venire avvicinato da chi ha studiato Caravaggio senza Pascoli a meno che non frequenti un corso di 100 ore del costo di soli 900 euro in seguito al quale è previsto un esame scritto. Se non ci sono altre prove a ostacoli, superato lo scritto si può accedere all’orale. Ma di che orale si tratta?

Questa è di certo è la parte migliore perché si afferma in modo inequivocabile l’assurdità di un regolamento secondo il quale non è importante formare dei professionisti, bensì ricavare denaro da chi prova a sostenere un esame a dir poco impossibile. Infatti, il programma su cui verte l’esame di guida per la provincia di Bologna (o di Ferrara, ad esempio) non si limita al territorio della provincia in questione ma è allargato a tutto il territorio regionale. Pertanto, lo sfigato che si prenderà l’onere di studiare per l’esame dovrà conoscere come le sue tasche sia il litorale romagnolo sia i paesucoli sull’Appennino. Ma se l’esame è su Bologna, mi domando io, perché devo sapere come si classificano i crocifissi nelle chiese del piacentino? Capirei un’infarinatura generale, per carità, ma ci si rende conto della vastità del territorio emiliano-romagnolo?

Allora i casi sono due: o mirano a non far passare proprio nessuno con domande superspecifiche (ed è quello che andrebbe fatto per garantire una preparazione idonea a chi merita di fare questo lavoro; ma diciamoci la verità, chi è in grado di ricordarsi tutto quello che viene richiesto? Probabilmente chi lavora già nel settore…) oppure promuovono la maggioranza e chi se ne frega della preparazione delle future guide, permettendo che le cose da sapere siano tutte sommarie invece di consentire un’analisi approfondita dell’area che interessa veramente.

Per trovare riscontro di quanto ho detto cliccate pure qui. Se ho frainteso qualche punto fatemelo notare, magari sono stata travolta dal nervoso. Nel frattempo mi consolo dato che per la provincia di Rovigo le cose vanno meglio, almeno per il momento; tuttavia, ogni volta che torno nella mia Bologna sento una fitta al cuore: arriverà mai il momento in cui la passione per i portici medievali potrà essere tradotta in un lavoro al servizio dei turisti?

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